Virtual Apraxia

Gli Incidenti di Raul Gabriel
Testo di Roberto Diodato,
Gli incidenti di Raul Gabriel sono eventi: l’ evento, nodo di relazioni molteplici in divenire ( i corpi sono insiemi di eventi e non enti materiali occupanti un volume definito proprio e uguale per tutti gli osservatori) non è né fisico né psichico, ma virtuale e reale insieme, plesso di percipiente, percepito e rapporto tra questi, gesto che è pensiero: logos estetico, chiasma o incarnazione del logos. Gli eventi strutturano a loro volta nodi complessi intrecciandosi con altri eventi, e assumendo eventi come parti; svolgono così la funzione di soggetto, ma circolarmente di oggetto qualora siano a loro volta presi come parti di altri eventi. Soggetto e oggetto, e attivo e passivo, sono quindi funzioni processuali reversibili, cioè il soggetto non è subjectum o substratum bensì punto-luogo provvisorio di alcune fasi spazio-temporali del processo. Una situazione ontologica a partire dalla quale possiamo ripensare alcune entità che esibiscono uno statuto squisitamente relazionale. Infatti gli incidenti di Gabriel fanno cortocircuitare physis e techne ponendoci di fronte a una poiesis da pensare nuovamente: chi o cosa produce le “cose” che vediamo, che percepiamo come se fossero il prodotto di una volontà creatrice? Quale potenza crea qui la dimensione dell’esperienza estetica, l’esperienza più complessa per l’essere umano? Quale relazione tra necessità e libertà viene messa in scena in questa prova? La convergenza effettiva tra libertà e necessità, potenza dell’immaginazione e apparato tecnologico, doppia produzione incompatibile, non è razionalizzabile ma semplicemente si dà, e accade talvolta quale evento artistico. E’ questione che riguarda l’essere, le cose, il mondo, e che l’opera umana e insieme disumana dell’arte esibisce esemplarmente. Negli incidenti di Raul Gabriel questa convergenza o potenza produttiva è consapevolmente ricercata nella genesi dell’immagine: il processo digitale permette un incontro tra la contingenza estrema del gesto personale e lo sguardo anonimo e agghiacciante del processo tecnologico, che consiste nella trasformazione della realtà in numero, nella scomposizione della complessità in una complicazione tendenzialmente computabile. Così negli incidenti di Gabriel si fa strada uno strano rapporto tra invisibile e visibile: l’invisibile sensibile. L’invisibile è ciò che rende il luogo un’abitazione, ciò che lo rende mondo-per-noi; l’invisibile non può essere, ovviamente, reso visibile, eppure non può essere colto come tale, cioè come invisibile, senza il corpo, il gesto, la voce, lo sguardo… è il senso dell’evento, il quale davvero accade e ha una sua peculiare concretezza, senza mai lasciarsi afferrare e tradurre in significato determinato. Ora il virtuale in questione nell’operazione di Gabriel, con il complesso delle sue qualità percepibili (l’insieme di colori, di tracciati, di densità tattili, di energie, di suoni…) non è che l’attualizzazione del contenuto di una memoria digitale, la messa in scena di un algoritmo elaborato in sistema binario. Ciò spinge a interrogarsi sul rapporto tra aisthesis e noesis. Ci troviamo infatti di fronte alla possibilità di una riduzione della percezione sensibile in termini computazionali, la quale però non implica una riduzione delle qualità secondarie a qualità primarie, e nemmeno la riduzione possibile del mondo a numero, bensì dice di una originaria e reversibile solidarietà tra percezione e pensiero che si esprime in un arco operativo a un estremo del quale si trova una descrizione digitale in memoria informatica e dall’altra un corpo doppiamente sensibile: la concretezza della cosa e un’ esperienza: una struttura complessa, un soggetto-oggetto risultato di un progetto inestricabilmente tecnologico e artistico, un corpo che si traduce in entità fantasmatica eminentemente attiva, certamente artificiale, prodotto da tecnica, ma insieme tendenza “innata”, che non dipende dai suoi componenti “naturali” ma dalla sua propria “natura”, al mutamento, al farsi esperienza, per il suo essere strutturalmente evento. Ibrido dunque artificiale-naturale, in qualche senso quasi sistema “vivente”, corpo concreto e virtuale che esiste in quanto e solo in quanto incontro, scrittura digitale che si fa esperienza sensibile, e quindi interattività costitutiva. Ciò induce a concepire la relazione (l’incontro) come in sé costitutiva di entità e a costruire un’ontologia, ancora in gran parte inedita, delle relazioni, riconoscente ampliamento dell’arredo del mondo. Incrocio (pericoloso, per fortuna) tra arte e filosofia, benissimo…
Roberto Diodato

Roberto Diodato insegna Estetica all’Università Cattolica di Milano. I suoi ultimi libri sono: Estetica del Virtuale (ed. Mondadori), Logos estetico, Brescia 2011; L’invisibile sensibile, Milano 2012; Relazione e virtualità, Bologna 2013

Raul Gabriel’s Incidents
Text by Roberto Diodato, author of Aesthetics of the Virtual, State University of New York Press (SUNY), Albany-New York, 2012
Translation by Dr. Tessa Marzotto
Raul Gabriel’s incidents are events: the event, crossroad of multiple ongoing relations (bodies, for instance, are a whole set of events, and not material beings occupying the same definite volumes for every observer), is simultaneously virtual and real. The event is the complex linkage of perceiver, perceived, and the relation between these two. It is gesture that is also thinking: aesthetic logos, chiastic structure or incarnation of logos. The events, in turn, give structure to other complex crossroads, by combining themselves with other events and integrating events as parts. They thus function as subjects, and equally as objects, if they are themselves incorporated as parts of other events. Subject and object, as well as active and passive, are therefore reversible process functions. In other words, the subject is not subjectum or substratum, but rather the provisional point-place of some space-time stages of the process. This scenario provides a suitable ontological standpoint in order to take into fresh account some entities showing an exquisitely relational status. As a matter of fact, Gabriel’s incidents create a short circuit between physis and techne, presenting us with a new form of poiesis still to be accounted for: who or what produces the ‘things’ we see and perceive as if they were the product of a creating will? What kind of power creates here the realm of the aesthetic experience, which is in general the most complex for human beings? What relation between necessity and freedom is here at play in this effort? The actual convergency of freedom and necessity, or imagination power and technology, – double incompatible production – cannot be rationally processed but it is just given, sometimes taking place as artistic event. The issue concerns the being, things, the world, and is exemplarily exhibited by the simultaneously human and superhuman/preternatural workings of art. Raul Gabriel’s incidents actively and wittingly seek such a convergency or productive power in the genesis of the image: the digital process allows the encounter between the extreme contingency of individual taste and the anonymous chilling gaze of the technological process. This latter transforms reality into numbers and breaks up complexity into generally computable complication. Hence, a peculiar relation between invisible and visible comes to the fore in Gabriel’s incidents: the sensible invisible. The invisible is what transforms a place into a dwelling, what makes it world-for-us; the invisible, of course, cannot be made visible, and yet it cannot be grasped as such, that is as invisible, without body, gesture, voice, gaze… this is the sense of the event, which really happens and is provided of peculiar concreteness without for this being fully grasped and translated into a determinate meaning. Now, the virtual at stake in Gabriel’s work, with the complex structure of its perceptible qualities (the set of colours, traces, tactile densities, energies, sounds…) is nothing but the actualization of the content of some digital memory, the staging of an algorithm implemented using the binary system. This raises some questions on the relation between aisthesis and noesis. The issue at stake is, in fact, the possibility to reduce the sensible perception in computational terms, which does not entails however the reduction of secondary qualities to primary qualities, nor the possible reduction of the world to a number. It rather assesses the original and reversible solidarity between perception and thinking, expressed within the range marked at the extremes by the digital description of computer memories at one end and by the doubly sensible body at the other end. The concreteness of things and one experience: a complex structure, a subject-object resulting from some inextricably technological and artistic project, a body translated into a distinctively active phantom entity, clearly artificial, the product of technique, but also ‘innate’ tendency towards change and (self-)developing experience, depending not on its ‘natural’ components but on its very ‘nature’, because of its structurally being ‘event’. The reference is therefore to a natural-artificial hybrid, in some respect almost a ‘living’ system, material and virtual body which exists only as encounter, digital writing, endowed with sensible experience and hence with constitutional interactivity. This leads us to understand the relation (the encounter) as in itself constitutive of entities, and to build an ontology of relations, still mostly unprecedented, which is a grateful enlargement of the world’s furnishings. A crossroad – luckily enough, a dangerous one – between art and philosophy. Very well…
Roberto Diodato

Roberto Diodato is University Teacher of Aesthetics at the Università Cattolica in Milan. His last books are: Logos estetico, Brescia 2011; L’invisibile sensibile, Milano 2012; Relazione e virtualità, Bologna 2013.