By Giorgio Marchetti

di Giorgio Marchetti

In una recente lettera, Raul mi ha scritto: “Il nero e le ombre hanno un loro sapore esattamente come la luce”. Queste poche parole racchiudono il principio generativo che sta alla base della più recente produzione pittorica di Raul. La luce è si necessaria per rendere percepibili le forme e gli spazi, ma nulla potrebbe fare da sola se non vi fossero le ombre e il buio che le permettono di esisteie e risaltare in quanto luce. Per il nostro sistema percettivo, le ombre contano quanto la luce, il nero quanto il bianco: entrambi gli clementi hanno la stessa dignità. L’uno non ha vita né senso senza l’altro.

Qui Raul sembrerebbe indicare un cammino che già altri hanno percorso, primo fra tutti Caravaggio. Ma nelle opere di Raul, le figure, i volti, i corpi non semplicemente emergono dal buio, il nero non serve da occasione per il trionfo del bianco, le ombre non solo supportano la luce. Nelle opere di Raul, il buio convive con la luce, il nero attraversa costantemente il bianco, i corpi sono intrisi in pari misura dì vita e di morte.

Il nero è per la cultura occidentale il colore della morte e del dolore. 11 nero rappresenta le nostre paure, ciò che non conosciamo e che perciò temiamo, ciò su cui a fatica, quotidianamente, la vita e la luce cercano di prevalere. Noi cerchiamo con il nostro continuo lavorio di porre ordine, di classificare, di progredire, di aumentare le nostre conoscenze, di vivere e di far vivere. Ma ogni disperato tentativo di strappare la vita alla morte, di vincere l’ignoto e l’ignoranza, comporta inevitabilmente ulteriore sofferenza, morte, ignoranza. Più si ampliano le nostre conoscenze e le possibilità di sopravvivenza, più aumentano le nostre incertezze, i nostri dubbi, le paure, le angosce. Con l’allargarsi degli orizzonti, le ombre si allungano e si moltiplicano.

[1 nero ed il bianco si mescolano perennemente nella nostra vita. L’uno non può fare a meno dell’altro, l’uno richiama costantemente l’altro, l’uno emerge dall’altro, e l’uno nell’altro ritorna. Ogni nuova conoscenza comporta la consapevolezza di nuovi limiti. Ogni nuova presa di coscienza comporta un allontanamento, una perdita, un lutto. Ogni incontro con l’altro comporta una ridefinizione del nostro io, un allontanamento dal nostro io precedente, la formazione di un nuovo io.

La pittura di Raul incarna tutto questo. È una pittura in cui la vita e la morte si fondono e si mescolano, sostenendosi a vicenda. Dal catrame nasce la vita, e nel catrame la vita si annulla. Fasci improvvisi di luce disegnano i contomi di corpi in via di formazione o di decomposizione. Antri primordiali, uteri naturali, raccolgono, ospitano, e soffocano i corpi. Paurosi vortici li inghiottono e li sospingono. La vita e la morte li attraversano, impotenti, pronti a riceverli.

Per accettare la pittura di Raul Gabriel non dobbiamo temere di vivere.

 

Giorgio Marchetti

 

Giorgio Marchetti is a theorist of mind. He took his university degree in foreign languages and literatures at IULM, Milan, in 1989, under the supervision of Silvio Ceccato. In 1995 he began his collaboration with the Laboratory for the Culture of the Artificial directed by Massimo Negrotti at the University of Urbino. A contract professor at the Faculty of Sociology of the University of Urbinoand author of various works on mind, consciousness, aesthetics and sociology, in 2002 he founded the www.mind-consciousness-language.com research net.He is review editor of Frontiers in Consciousness Research, editorial board member of the International Journal of Brain and Cognitive Sciences, of Psychology and Behavioral Sciences, and member of IEEE Task Force on Towards Human-like Intelligence

http://www.mind-consciousness-language.com/curriculum-marchetti.htm