Raul Gabriel incontra Lucio Fontana Mudi Milano

Sulla Via Crucis di Raul Gabriel presentata in Sala Lucio Fontana al MUDI Milano dal testo di Paolo Biscottini, traduzione Tessa Marzotto

Come sinopie
Paolo Biscottini
Il percorso artistico di Raul Gabriel pone con evidenza due questioni fondamentali:
quella dell’immagine e quella della materia.
Analizzando tanto le sue opere pittoriche, quanto quelle digitali, non si può non cogliere
un’esigenza narrativa, che appare come sospesa fra indubbie necessità figurali e, al
contrario, aspirazioni spaziali prive di suggestioni iconiche.
La luce in questo senso ha valore essenziale. In essa, o in assenza di essa, fra un accecante
chiarore e un’oscurità totale (metafora sacrale del percorso esistenziale), l’artista sosta,
quasi in contemplazione: la mente intuisce cose che l’occhio non vede, le avverte col
pensiero e le colloca nella dimensione spirituale, che da sempre costituisce l’ambito della
ricerca artistica di Raul Gabriel.
Talora questa ricerca pare sfidare la stessa insistenza materiale, densa e grumosa, in cui
si possono cogliere elementi di una narrazione che, però, non possiamo che riconoscere
come astratta. Le stesse forme grumose e i pochi elementi figurali non hanno rapporto
alcuno con il mondo naturale . Astratti percorsi della memoria, luoghi inesistenti,
estranei ad ogni sintassi visiva, sembrano piuttosto un vagabondaggio all’interno della
propria coscienza, uno scavo interiore in cui si addensano i grumi dell’esistenza e della sua
aspirazione a raggiungerne la pura dimensione spirituale.
Scavare significa anche togliere quel sovrappiù di materia, o di luce, o di buio che
impediscono la visione completa dell’immagine intuita. E’ quanto avviene in questa Via
Crucis il cui titolo Sinopie sta appunto ad indicare la scelta per ciò che resta quando si è
tolto tutto. Tutto significa colore, nero bituminoso, bianco gessoso e colloso, tutto viene
come strappato, finché restano evidenti solo i segni incancellabili della narrazione. Sinopie.
Memorie liberate da quanto di accessorio e aggiuntivo ne impediva l’evidenza e la stessa
sostanza spirituale.
Raul Gabriel ha meditato a lungo sulla Via Crucis Bianca di Lucio Fontana e la sua opera
nasce da questa meditazione, ma anche dalla consapevolezza di non potere, per ragioni
molteplici e soprattutto epocali, muovere la sua ricerca da lì, ma nel contempo non poteva
non tener conto della radicalità e dell’essenzialità di quel gesto in bilico fra una materia
ancora carica di echi figurali e l’aspirazione ad un bianco totale, già concetto spaziale.
Da questa memoria e da questa contemplazione le Sinopie di Raul Gabriel raccontano la
sua storia dolorosa, dalla prima stazione all’ultima. Pochissimi segni tracciano, come su
un pentagramma, le note di un adagio o di un crescendo. La pittura acquista sonorità e la
sonorità definisce lo spazio entro cui la storia di Cristo raggiungerà la Croce.
Paolo Biscottini

Text for Raul Gabriel’s Via Crucis shown in Lucio Fontana’s room MUDI, Milan. by Paolo Biscottini, translated by Tessa Marzotto
Like Sinopias
Paolo Biscottini
Raul Gabriel’s artistic activity clearly brings to the fore two fundamental issues: the issue of
image and that of matter.
While investigating his pictorial works, as well as the digital ones, one cannot but perceive a
narrative commitment, which is cantilevered between undoubted figural needs and, on the
other hand, spatial aspirations deprived of iconic suggestions.
In this regard, light has an essential value. Through light, or through its absence, between
blinding brightness and total darkness (a sacred metaphor of the existential path), the artist
lingers almost in contemplation: the mind intuits what the eye cannot see, things are perceived
through thinking and then placed in the spiritual realm. This latter has always determined
Raul Gabriel’s artistic research.
At times, this research challenges the very material persistence, dense and lumpy, in which
elements of narration may be grasped, despite its undeniably abstract nature. The lumpy
forms and the few figural elements have no relation whatsoever with the natural world.
Abstract paths of memory, inexistent places, far from any visual syntax, appear instead as
the wandering within one’s own consciousness, as an internal excavation where the lumps of
existence coagulate, together with the aspiration to reach the pure spiritual dimension.
The meaning of any excavating is also taking out the surplus of material, or light, or darkness,
which prevent the complete vision of the intuited image. This is what happens in the Via Crucis
(Stations of the Cross), whose title, Sinopias, precisely indicates the preference for what is left
when everything has been removed. Everything means colour, bituminous black, plaster and
glue white, everything is as teared off, until only the un-erasable signs of the narration are
left clearly visible. Sinopias. Memories released from the accessories and additional elements
hindering their obviousness and very spiritual substance.
Raul Gabriel has long meditated on the “White” Stations of the Cross by Lucio Fontana, and
his work results from this meditation, as well as from the full awareness that it is not possible,
for various reasons and mainly due to historic contingency, to start a new research from that
point. However, he could not avoid taking into account the radical and essential nature of
that gesture, hanging in the balance between the matter still full of figural echoes and the
aspiration to total white, which is already spatial concept.
From the standpoint of this memory and of this contemplation, Sinopias by Raul Gabriel
tells his painful story, from the first station to the last. Very few signs trace, as on the stave,
the notes of an adagio or a crescendo. Painting acquires resonance and resonance defines the
space within which Christ shall reach the Cross.

Paolo Biscottini Museum director

Catalogue of the show

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