XFiction

PAOLO BISCOTTINI
Direttore del Museo Diocesano di Milano


Raul Gabriel. Xfiction

Una luce bianca invade lo schermo, è come una densità lattiginosa di cui avvertiamo il pulsare, quasi un’energia cosmica, all’interno della quale leggeri ed incerti segni vanno via via delineando la fragile sagoma di un corpo.
Come in un campo magnetico forze misteriose si attraggono a comporre elementi formali.
L’atmosfera non sembra terrestre; si ha la sensazione di essere altrove e di assistere a qualcosa che rinvia ad un caos primordiale.
Gli stessi suoni paiono disarticolati da qualsiasi linguaggio musicale, da cui potrebbero derivare o a cui tendere. Hanno a che fare con il pulsare degli elementi, col misterioso avvenimento della creazione di un corpo.
Con lentezza indicibile percepiamo la dimensione formale e vitale di questo corpo che da subito acquista valore epifanico: è Cristo?
Ecce homo. Viene spontaneo pronunciare la frase di Pilato, che inaugura la fase finale della Passione, annunciando al mondo e al tempo (a quello che era, che fu e che sarà) che questo è l’uomo. Così è. Guardate, ecco l’uomo, il maledetto ed il Santo di Dio, il condannato ed il Messia. L’aveva detto Caifa: bisogna che uno solo muoia per la salvezza di tutti.
Epifania di un corpo, dunque, che suscita nello spettatore la memoria di Cristo. Ma quando, ma dove? A quale narrazione evangelica possiamo ricondurre questa apparizione?
In realtà nessun elemento storico e narrativo giustifica o legittima la convinzione che il video si riferisca a Cristo. Raul Gabriel ha voluto lavorare sul piano dell’immagine, disarticolandola da qualsiasi contesto, così da suggerire un’operazione di tipo sottrattivo.
Eliminando voci, forma, colori, luci, il corpo si configura come “latens deitas”, è spazio e materia insieme, é nulla e tutto.
La sua opera, in tal senso, si distacca, per esempio, dalla tensione narrativa della video art di Bill Viola o dalla ricerca intellettuale di Wallinger. Raul Gabriel lavora sul confine fra il corpo e la luce: un corpo fatto di luce e una luce che diventa corpo. In questa misteriosa reciprocità lo spettatore riconosce il Cristo e in Lui ritrova non solo l’Ecce Homo, ma anche il Risorto, che pare abbracciare lo spazio intero, il cosmo, l’umanità tutta, generando la forza evocativa dell’immagine.

Milano, 16 giugno 2009

Flaminio Gualdoni
Intorno a un’opera di Raul Gabriel, catalogo della mostra, Chiesa dei Santi Simone e Giuda, 52° Festival dei Due Mondi, Spoleto, 2 luglio 2009

Chi diciamo noi che sia l’individuo che offre l’evidenza umile e potente del proprio corpo, i gesti essenziali ma decisivi della sue braccia, al nostro sguardo?
Raul Gabriel ha una lunga vicenda di interrogazione del corpo, trama di organico e di complesse fisiologie, entro le cui fattezze ha scavato per via d’una pittura inamena sino a farsi feroce, sempre oltre la soglia d’ogni estetico possibile, in cerca della radice sorgiva dell’idea stessa di corpo, e d’immagine.
La persona è lì, solitaria, presentissima insieme, comunque altra all’esperienza nostro ordinaria. Si staglia nitida oltre l’assedio del rumore ossedente e ossessivo che dell’esistere è la materia informe. Compie gesti semplici ma ultimativi.
Gesti che assumono, al nostro sguardo, la responsabilità delle pose decisive dell’iconografia occidentale, quelle in cui non agisce la finzione, ma la verità radicale.
Sia che usi gli strumenti della pittura sia che ricorra, come qui, a quelli che la tecnologia ulteriore ha reso disponibili, Gabriel sa bene che la questione è quella di un’arte che, comunque si manifesti e declini, sia consapevole di doversi fare portatrice di valori. Eccolo, dunque, interrogare in quest’opera il mistero del corpo e dell’immagine per eccellenza, frutto storico di quella che Julia Kristeva ha indicato come la “negoziazione che si è svolta tra la verità invisibile della Bibbia e il culto greco dell’apparire” da cui nasce anche in arte, si creda o no, il miracolo cristiano.
Dunque, questa di Gabriel è la conferma che è ancora possibile un’arte di valori, un’arte che attraverso le mille vie del creare umano ritrovi, infine, la Luce.
“Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno” (Luca 17, 24).

Flaminio Gualdoni Dal 1980 insegna storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.Dal 1988 al 1994 dirige Galleria Civica di Modena, dal 1995 al 1999 i Musei Civici di Varese, nel 2005 e 2006 la Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano. E’ commissario alla 44° Biennale di Venezia, 1990.Dal 1985 collabora alle pagine culturali del “Corriere della Sera” e dal 2006 tiene la rubrica “Il criptico d’arte” in “Il Giornale dell’arte”.Tra il 2005 e il 2009 dirige la rivista “FMR” e nel 2007 fonda “La rivista bianca FMR”. Ha collaborato con rubriche d’arte a “Il Giorno”, “La Domenica del Corriere”, “Italia Oggi”, “Gente”, RAI Radio 2, RAI Radio 3. Per la trasmissione “Appunti di volo” di RAI Radio 3 nel 2002 gli è stato assegnato il “Premio Venezia alla Comunicazione” in occasione del 6° Salone dei beni e delle attività culturali, Venezia.

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